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craxi Il caso Psi-Argentina -somalia
post pubblicato in diario, il 19 gennaio 2010


Durante la perquisizione degli uffici di uno dei trafficanti d'armi, tale Michele Jasparro, arrestato il 16 giugno 1983, titolare di una fabbrica di giubbotti antiproiettile legato all'Agusta, il giudice Palermo venne in possesso di una lettera proveniente dall'Argentina. A scriverla era Gaio Gradenigo, amministratore della Comte srl di Buenos Aires. Il Gradenigo informava Jasparro che "Bettino Craxi è furibondo per il fallimento delle trattative per la costruzione della metropolitana di Buenos Aires" e parlava dell'interesse del Psi per la costruzione della fabbrica di elicotteri che l'Agusta avrebbe dovuto realizzare in Argentina, dopo la sconfitta nella guerra delle Falkland.

Sull'interesse del Psi nelle due operazioni esistono riscontri obiettivi: la metropolitana milanese (il cui presidente Natali, padrino del giovane Craxi nel Psi, è attualmente in carcere per tangenti) realizzò lo studio di progetti per il metrò di Buenos Aires. Per la realizzazione del metrò erano in gara la Fiat, l'Ansaldo e la Breda, ma il generale Gualtieri preferì destinare i fondi al potenziamento degli armamenti e alle autostrade, facendo arrabbiare Craxi. Per quanto riguarda la fabbrica di elicotteri Agusta, che fa capo all'Efim, presidente Fiaccavento di area Psdi, nel 1983 subì l'offensiva del ministro delle Pp.Ss. De Michelis. Il Psi nell'Agusta aveva già un'importante pedina, l'amministratore delegato Raffaele Teti, ma De Michelis propose di portare l'Agusta sotto il controllo dell'Iri, liquidando la quota rimasta al vecchio proprietario, il conte Agusta, scaricando contemporaneamente i debiti della società sull'Iri. Per l'acquisizione della quota del conte Agusta (20%), il Psi aveva già un'acquirente di fiducia, tale Pietro Fascione, al prezzo di 80 miliardi. In poche parole il Psi, per via pubblica e privata, puntò al controllo totale dell'Agusta, proprio nel periodo in cui si prospettava la costruzione della società di elicotteri in Argentina.

Ma vi è di più. Durante la guerra delle Falkland una delegazione di maggiorenti argentini, guidata dal segretario del partito socialista argentino, Pasquale Ammirati, si incontrò con Craxi per ottenere la revoca dell'embargo posto dal presidente del Consiglio Spadolini e dal ministro degli Esteri Colombo. Cosa che puntualmente avvenne, con il sostegno di Psi e Pci. Della delegazione che incontrò Craxi facevano parte anche i fratelli Macrì, i maggiori industriali argentini, rappresentanti degli interessi della Fiat. I Macrì sono due fratelli, Antonio e Franco, sono accusati di aver messo sul tappeto la questione della fabbrica di elicotteri e di traffico illegale di armi. I Macrì controllano con la loro holding oltre 50 imprese, hanno acquisito il controllo della filiale Fiat argentina in forte perdita. Durante il periodo delle dittature militari hanno costruito strade ed autostrade, hanno l'appalto per la pulizia di Buenos Aires e rappresentano la Techint (Fiat).

I Macrì erano strettamente legati ai militari P2 dell'Argentina, Massera e Mason, e sono imparentati con uno dei dirigenti del peronismo, Carlos Grosso. Un documento dei servizi segreti inglesi accusò i fratelli Macrì di aver cercato in Italia l'appoggio per l'acquisto di missili Exocet, formalmente destinati al Perù, durante il periodo dell'embargo posto dalla Francia. La delegazione argentina, prima di incontrare Craxi, fece tappa a Zurigo, dove operava il trafficante Hans Kunz, in contatto con Roberto Calvi durante il suo ultimo viaggio nel giugno 1982. Nello stesso frangente le banche argentine, tra le quali l'Ambrosiano, trasferirono grossi capitali nelle loro filiali svizzere. Il governo argentino era disposto a pagare per un missile più di 2 milioni di dollari, contro i 700.000 dollari normalmente richiesti sul mercato ufficiale.

Il periodo della trattativa sugli Exocet coincise con il viaggio di Calvi il quale, prima di approdare a Zurigo, venne portato da Pazienza a Carboni in Austria, a Klagenfurt, dove operava il trafficante d'armi Sergio Vatta, inquisito dal giudice Palermo. Il Vatta era in contatto con il trafficante e agente del Nsa Glauco Partel, il quale da un lato attirò gli argentini in una trattativa fasulla (per gli Exocet) e contemporaneamente informò i servizi segreti inglesi. Molto probabilmente, una delle cause della morte di Roberto Calvi sta nel ruolo svolto dall'Ambrosiano e dalla P2 in appoggio all'Argentina durante la guerra delle Falkland. Dobbiamo ricordare che i servizi segreti britannici sono strettamente legati alla massoneria inglese della quale Calvi, molto probabilmente, faceva parte, perché esistono fotografie che lo ritraggono a fianco della regina Elisabetta, notoriamente gran patronesse della massoneria. Del resto, il ritrovamento nelle tasche della giacca e sui genitali del cadavere di Calvi di alcuni mattoni (oltre al nome del ponte Frati neri) nel simbolismo massonico starebbe a indicare tradimento.

Tornando al caso Argentina-Psi, sulla base degli elementi emersi, il pubblico ministero di Trento, Enrico Cavaliere, avrebbe voluto emettere subito mandati di comparizione e convocare Bettino Craxi come testimone. Il giudice istruttore Palermo lo convinse a pazientare, chiedendo di poter approfondire le indagini e interrogando l'ex addetto stampa di Craxi, il piduista Vanni Nisticò, ed un personaggio introdotto nell'industria bellica, Giancarlo Elia Valori. Elia Valori, amico personale di Peron, contendeva a Gelli il controllo della P2 in Argentina e per questo ne fu espulso. In Italia Elia Valori è legato agli ambienti della Dc nelle Pp.Ss., è stato vicepresidente della Italstrade, attualmente forlaniano legato al cardinale Palazzini dell'Opus dei e agli ambienti golpisti della Fiat (Chiusano e Scassellati).

Dopo essere stato ad indagare in Argentina, il giudice Palermo tornò in Italia con un nome: Ferdinando Mach di Palmenstein, amministratore di alcune società facenti capo al Psi, già comparso nel caso Eni-Petromin. Le società sono: la Sofinim, al 99% del Psi, fondata nel 1976 da Nerio Nesi, presidente della Bnl; Vincenzo Balsamo e Rino Formica, tutti del Psi; la Coprofin, con sedi a Bucarest e Maputo in Mozambico; la Promit, con sede a Roma. Il Mach è anche presidente di una società di Firenze, la Promec, specializzata nella acquisizione di appalti e forniture pubbliche. Ferdinando Mach, nelle sue molteplici attività e traffici, era in stretto rapporto con Francesco Pazienza (esistono numerose registrazioni telefoniche) e fu per suo tramite che Pazienza si incontrò più volte con Bettino Craxi, con Michael Leeden, spione e provocatore della Cia, organizzatore con lo stesso Pazienza, assieme ai servizi libici, del Billygate che assestò un duro colpo al presidente Carter, favorendo l'elezione di Reagan nel 1981.

Il caso Psi-Somalia.

I rapporti del Psi con la Somalia di Siad Barre sono molto stretti; lo stesso cognato di Craxi, Pillitteri, è console onorario di Somalia a Milano. Famoso, nei rapporti Psi-Somalia, è stato il caso del piano regolatore di Mogadiscio.

Nel 1975, l'ingegner Luciano Ravaglia, con il patrocinio della regione Lombardia, iniziò a interessarsi del piano regolatore di Mogadiscio. Nel 1978, il Ravaglia si incontrò con Siad Barre ed ottenne l'avvallo alla prosecuzione dello studio. Il 5 agosto 1981, il progetto Ravaglia venne inserito negli accordi firmati a Mogadiscio dal ministro degli Esteri, Colombo, entrando così nella fase operativa. Improvvisamente, l'11 novembre 1981, il sottosegretario agli Esteri Roberto Palleschi del Psi avocò a sé con effetto immediato il carteggio del piano, che venne sospeso. Nel marzo 1982, il progettista Ravaglia ricevette una comunicazione dal sottosegretario Palleschi, nella quale si affermava che "d'accordo col ministro somalo Habib, il piano regolatore di Mogadiscio è stato affidato all'architetto Portoghesi" del Psi. Ma le attività di mediazione nel territorio africano da parte delle società facenti capo al Psi sono numerosissime: oltre al piano regolatore, esse hanno trattato la costruzione di dighe, impianti siderurgici, allevamenti di bestiame, impianti per surgelati ecc. Tutto ciò sempre in rapporto con le industrie pubbliche, le banche dell'Iri e col ministro degli Esteri.

Ferdinando Mach si interessò anche della vendita di aerei da guerra e da trasporto G-222 al Mozambico, riuscendo strumentalmente a fare sì che il presidente Pertini si incontrasse con la delegazione degli acquirenti. Il Mach è accusato di avere venduto aerei G-222 alla Nigeria, un affare da 170 miliardi per il quale ottenne una tangente del 20%. Allo scopo di agevolare i propri traffici, lo stesso Mach scrisse al Psi per ottenere che all'Ufficio italiano cambi venisse nominato un uomo fidato, carica che venne ricoperta da uomini della P2.

L'occasione dell'affare più ghiotto venne offerta, come sempre, dalla Somalia che aveva ottenuto un finanziamento Usa per l'acquisto di 116 carri H18-A5 e 20 elicotteri Cobra HgS con 1.000 missili Tow per un totale di 600 miliardi nel 1982. Non potendo esporsi direttamente, gli Usa attivarono il canale della Cia e del Sismi, vale a dire Santovito, Pugliese e Partel. Il 17 ottobre 1982 avrebbe dovuto essere firmato il contratto a Mogadiscio, contemporaneamente nella città era presente una delegazione del Psi, guidata da Pillitteri e comprendente Ferdinando Mach. Occasionalmente, nello stesso giorno, era in visita in Somalia il ministro della Difesa, il Psi Lagorio.

Sfortunatamente, tutto andò in fumo perché il giudice Palermo, con mandato di cattura, aveva provveduto ad arrestare i trafficanti Partel e Pugliese. A questo punto, il giudice decise di rompere gli indugi, accusando Ferdinando Mach di associazione per delinquere al fine di traffico di armi e, contemporaneamente, il segretario del Psi di violazione dell'art.7 della legge sul finanziamento pubblico dei partiti. Nel mandato di perquisizione a carico della società Sofinim, Palermo commise però l'errore di citare i nomi di Craxi e Pillitteri senza avere ottenuto l'autorizzazione a procedere dal Parlamento e dalla Commissione inquirente.

Avvertito tempestivamente, Bettino Craxi scrisse su carta intestata il famoso telex al Procuratore capo Tamburrino, il quale bloccò la perquisizione (che non verrà mai più effettuata) e diede inizio al provvedimento disciplinare nei confronti di Carlo Palermo.


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politica soldi ed immigrati
post pubblicato in diario, il 15 gennaio 2010


 

 

 

Previdenza e assistenza per i lavoratori extracomunitari: prestazioni di
disoccupazione e trattamenti di famiglia.
 
 
 
 
SOMMARIO:
 
Esclusione dal diritto alle prestazioni di disoccupazione e ai trattamenti
di famiglia dei lavoratori extracomunitari titolari di permesso di
soggiorno per lavoro stagionale.
 
 
            L‚articolo 25 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286,
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 191 del 18 agosto 1998, dispone
espressamente ˆ confermando quanto già disposto dall‚articolo 23 della
legge 6 marzo 1998 , n. 40 - che ai cittadini di Stati non appartenenti
all‚Unione europea e agli apolidi si applicano soltanto le forme di
previdenza e assistenza obbligatoria "riguardanti l‚assicurazione per
l‚invalidità, la vecchiaia e i superstiti, l‚assicurazione contro gli
infortuni sul lavoro e le malattie professionali, l‚assicurazione contro le
malattie e l‚assicurazione di maternità".
 
 
 

-_Per ciò che concerne invece l‚assegno per il nucleo familiare e

l‚assicurazione contro la disoccupazione involontaria il comma 2 del citato

articolo 25 stabilisce che "in sostituzione dei contributi per l‚assegno

per il nucleo familiare e per l‚assicurazione contro la disoccupazione

involontaria, il datore di lavoro e‚ tenuto a versare all‚INPS un

contributo in misura pari all‚importo dei medesimi contributi ed in base

alle condizioni e alle modalità stabiliti per questi ultimi. Tali

contributi sono destinati ad interventi di carattere socio-assistenziale a

favore dei lavoratori di cui all‚articolo 45".

Poiché l‚articolo 45 stabilisce che le somme versate in misura pari

ai contributi dovuti a copertura delle due assicurazioni da ultimo citate

devono affluire al Fondo nazionale per le politiche migratorie, si

chiarisce che i lavoratori stranieri (e cioè: i cittadini di Stati non

appartenenti all‚Unione europea e gli apolidi), titolari di permesso di

soggiorno per lavoro stagionale, non hanno diritto a nessuno dei

trattamenti di disoccupazione (agricola e non agricola) previsti dalle

disposizioni vigenti in materia né ai trattamenti di famiglia.

 
           .
 
 
 
 
 
            Per i trattamenti di famiglia a pagamento diretto e per tutte le
altre prestazioni di disoccupazione, pertanto, le Sedi, al fine di evitare
indebite erogazioni, dovranno accertare che i richiedenti non siano
lavoratori titolari di permesso di soggiorno stagionale, acquisendo a tal
fine ogni utile documentazione (permesso di soggiorno, passaporto, ecc.) e
facendone debita copia da allegare agli atti. Per i trattamenti di famiglia
a conguaglio i datori di lavoro non dovranno corrispondere la prestazione
pur continuando a versare i relativi contributi.
 
 
 
 
            Si ritiene utile sottolineare che l‚esclusione di cui all‚articolo
25 del decreto legislativo n. 286/1998 riguarda soltanto gli stranieri con
permesso di soggiorno stagionale e non quelli titolari di permesso di
soggiorno di altro tipo ai quali competono le prestazioni di
disoccupazione ed i trattamenti di famiglia stabiliti per i settori di
appartenenza, alle stesse condizioni dei cittadini italiani, anche ove i
medesimi abbiano conservato la residenza nel paese di origine.
 
 
 
 
            In tale ipotesi si precisa che i periodi, individuabili dai timbri
apposti sul passaporto, in cui gli interessati siano rientrati nel Paese
nel quale hanno conservato la residenza, non essendo possibile verificare
lo stato di disoccupazione, devono essere considerati non indennizzabili ai
fini del computo delle giornate spettanti a titolo di prestazione di
disoccupazione agricola e di disoccupazione agricola e non agricola con
requisiti ridotti
 
IL DIRETTORE GENERALE
 
 
TRIZZINO

PENSATE SIA UNA COSA DEGNA DI UN PAESE CIVILE QUESTA

Il fondo nazionale per le politiche migratorie

E' un Fondo istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed ha lo scopo di:

  • adottare misure straordinarie di accoglienza per gli stranieri;
  • provvedere all'istruzione degli stranieri;
  • predisporre centri di accoglienza;
  • favorire attività per gli stranieri che soggiornano in Italia;
  • diffondere ogni informazione utile al positivo inserimento degli stranieri nella società italiana.


Il fondo per il rimpatrio dei lavoratori extracomunitari dal 1° gennaio 2000 è stato soppresso. E con esso è stato soppresso il contributo dello 0,50% che lo alimentava

NESSUNO CONTROLLA CHE LI METTANO IN REGOLA  E POI NON HANNO I SOLDI PER AIUTARLI

                                   MA COSA GOVERNANO  QUALCUNO LO SA?

 

 

Diritti e doveri dello straniero

Articolo 2

(legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 2; legge 30 dicembre 1986, n. 943, art. 1)
1. Allo straniero comunque presente alla frontiera o nel territorio dello Stato sono riconosciuti i
diritti fondamentali della persona umana previsti dalle norme di diritto interno, dalle convenzioni internazionali in vigore e dai princìpi di diritto internazionale generalmente riconosciuti.
2. Lo straniero regolarmente soggiornante nel territorio dello Stato gode dei
diritti in materia civile attribuiti al cittadino italiano, salvo che le convenzioni internazionali in vigore per l'Italia e il presente testo unico dispongano diversamente. Nei casi in cui il presente testo unico o le convenzioni internazionali prevedano la condizione di reciprocità, essa è accertata secondo i criteri e le modalità previste dal regolamento di attuazione.
3. La Repubblica italiana, in attuazione della convenzione dell'OIL n. 143 del 24 giugno 1975, ratificata con legge 10 aprile 1981, n. 158, garantisce a tutti i lavoratori
stranieri regolarmente soggiornanti nel suo territorio e alle loro famiglie parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani.
4. Lo straniero regolarmente soggiornante partecipa alla vita pubblica locale.
5. Allo straniero è riconosciuta parità di trattamento con il cittadino relativamente alla tutela giurisdizionale dei
diritti e degli interessi legittimi, nei rapporti con la pubblica amministrazione e nell'accesso ai pubblici servizi, nei limiti e nei modi previsti dalla legge.
6. Ai fini della comunicazione allo straniero dei provvedimenti concernenti l'
ingresso, il soggiorno e l'espulsione, gli atti sono tradotti, anche sinteticamente, in una lingua comprensibile al destinatario, ovvero, quando ciò non sia possibile, nelle lingue francese, inglese o spagnola, con preferenza per quella indicata dall'interessato.
7. La protezione diplomatica si esercita nei limiti e nelle forme previsti dalle norme di
diritto internazionale. Salvo che vi ostino motivate e gravi ragioni attinenti alla amministrazione della giustizia e alla tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza nazionale, ogni straniero presente in Italia ha diritto di prendere contatto con le autorità del Paese di cui è cittadino e di essere in ciò agevolato da ogni pubblico ufficiale interessato al procedimento. L'autorità giudiziaria, l'autorità di pubblica sicurezza e ogni altro pubblico ufficiale hanno l'obbligo di informare, nei modi e nei termini previsti dal regolamento di attuazione, la rappresentanza diplomatica o consolare più vicina del Paese a cui appartiene lo straniero in ogni caso in cui esse abbiano proceduto ad adottare nei confronti di costui provvedimenti in materia di libertà personale, di allontanamento dal territorio dello Stato, di tutela dei minori, di status personale ovvero in caso di decesso dello straniero o di ricovero ospedaliero urgente e hanno altresì l'obbligo di far pervenire a tale rappresentanza documenti e oggetti appartenenti allo straniero che non debbano essere trattenuti per motivi previsti dalla legge. Non si fa luogo alla predetta informazione quando si tratta di stranieri che abbiano presentato una domanda di asilo, di stranieri ai quali sia stato riconosciuto lo status di rifugiato, ovvero di stranieri nei cui confronti sono state adottate misure di protezione temporanea per motivi umanitari.
8. Gli accordi internazionali stipulati per le finalità di cui all'articolo 11, comma 4, possono stabilire situazioni giuridiche più favorevoli per i cittadini degli Stati interessati a speciali programmi di cooperazione per prevenire o limitare le immigrazioni clandestine.
9. Lo straniero presente nel territorio italiano è comunque tenuto all'osservanza degli obblighi previsti dalla normativa vigente

 

Politiche migratorie

Articolo 3

Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 3)
1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, sentiti i Ministri interessati, il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, la Conferenza Stato-città e autonomie locali, gli enti e le associazioni nazionali maggiormente attivi nell'assistenza e nell'integrazione degli immigrati e le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente rappresentative sul piano nazionale, predispone ogni tre anni salva la necessità di un termine più breve il documento programmatico relativo alla politica dell'immigrazione e degli stranieri nel territorio dello Stato, che è approvato dal Governo e trasmesso al Parlamento. Le competenti Commissioni parlamentari esprimono il loro parere entro trenta giorni dal ricevimento del documento programmatico. Il documento programmatico è emanato, tenendo conto dei pareri ricevuti, con decreto del Presidente della Repubblica ed è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Il Ministro dell'Interno presenta annualmente al Parlamento una relazione sui risultati raggiunti attraverso i provvedimenti attuativi del documento programmatico (4).
2. Il documento programmatico indica le azioni e gli interventi che lo Stato italiano, anche in cooperazione con gli Stati membri dell'Unione europea, con le organizzazioni internazionali, con le istituzioni comunitarie e con organizzazioni non governative, si propone di svolgere in materia di immigrazione, anche mediante la conclusione di accordi con i Paesi di origine. Esso indica altresì le misure di carattere economico e sociale nei confronti degli stranieri soggiornanti nel territorio dello Stato, nelle materie che non debbono essere disciplinate con legge.
3. Il documento individua inoltre i criteri generali per la definizione dei flussi di ingresso nel territorio dello Stato, delinea gli interventi pubblici volti a favorire le relazioni familiari, l'inserimento sociale e l'integrazione culturale degli stranieri residenti in Italia, nel rispetto delle diversità e delle identità culturali delle persone, purché non confliggenti con l'ordinamento giuridico, e prevede ogni possibile strumento per un positivo reinserimento nei Paesi di origine.
4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentiti il Comitato di cui all'articolo 2-bis, comma 2, la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e le competenti Commissioni parlamentari, sono annualmente definite, entro il termine del 30 novembre dell'anno precedente a quello di riferimento del decreto, sulla base dei criteri generali individuati nel documento programmatico, le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello Stato per lavoro subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale, e per lavoro autonomo, tenuto conto dei ricongiungimenti familiari e delle misure di protezione temporanea eventualmente disposte ai sensi dell'articolo 20. Qualora se ne ravvisi l'opportunità, ulteriori decreti possono essere emanati durante l'anno. I visti di ingresso ed i permessi di soggiorno per lavoro subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale, e per lavoro autonomo, sono rilasciati entro il limite delle quote predette. In caso di mancata pubblicazione del decreto di programmazione annuale, il Presidente del Consiglio dei Ministri può provvedere in via transitoria, con proprio decreto, nel limite delle quote stabilite per l'anno precedente (5).
5. Nell'ambito delle rispettive attribuzioni e dotazioni di bilancio, le regioni, le province, i comuni e gli altri enti locali adottano i provvedimenti concorrenti al perseguimento dell'obbiettivo di rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono il pieno riconoscimento dei diritti e degli interessi riconosciuti agli stranieri nel territorio dello Stato, con particolare riguardo a quelle inerenti all'alloggio, alla lingua, all'integrazione sociale, nel rispetto dei diritti fondamentali della persona umana.
6. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottare di concerto con il Ministro dell'interno, si provvede all'istituzione di Consigli territoriali per l'immigrazione, in cui siano rappresentati le competenti amministrazioni locali dello Stato, la Regione, gli enti locali, gli enti e le associazioni localmente attivi nel soccorso e nell'assistenza agli immigrati, le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro, con compiti di analisi delle esigenze e di promozione degli interventi da attuare a livello locale.
6-bis. Fermi restando i trattamenti dei dati previsti per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, il Ministero dell'interno espleta, nell'ambito del Sistema statistico nazionale e senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato, le attività di raccolta di dati a fini statistici sul fenomeno dell'immigrazione extracomunitaria per tutte le pubbliche amministrazioni interessate alle politiche migratorie (6).
7. Nella prima applicazione delle disposizioni del presente articolo, il documento programmatico di cui al comma 1 è predisposto entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge 6 marzo 1998, n. 40. Lo stesso documento indica la data entro cui sono adottati i decreti di cui al comma 4.
8. Lo schema del documento programmatico di cui al comma 7 è trasmesso al Parlamento per l'acquisizione del parere delle Commissioni competenti per materia che si esprimono entro trenta giorni. Decorso tale termine, il decreto è emanato anche in mancanza del parere.

(4) Comma così modificato dal comma 1 dell'art. 3, L. 30 luglio 2002, n. 189.
(5) Comma così sostituito dal comma 2 dell'art. 3, L. 30 luglio 2002, n. 189.
(6) Comma aggiunto dall'art. 1, D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 113 (Gazz. Uff. 27 aprile 1999, n. 97).
STANDO A (VEDI SOTTO)

Comitato per il coordinamento e il monitoraggio

Articolo 2-bis

1. È istituito il Comitato per il coordinamento e il monitoraggio delle disposizioni del presente testo unico, di seguito denominato «Comitato».
2. Il Comitato è presieduto dal Presidente o dal Vice Presidente del Consiglio dei Ministri o da un Ministro delegato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, ed è composto dai Ministri interessati ai temi trattati in ciascuna riunione in numero non inferiore a quattro e da un presidente di regione o di provincia autonoma designato dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome.
3. Per l'istruttoria delle questioni di competenza del Comitato, è istituito un gruppo tecnico di lavoro presso il Ministero dell'interno, composto dai rappresentanti dei Dipartimenti per gli
affari regionali, per le pari opportunità, per il coordinamento delle politiche comunitarie, per l'innovazione e le tecnologie, e dei Ministeri degli affari esteri, dell'interno, della giustizia, delle attività produttive, dell'istruzione, dell'università e della ricerca, del lavoro e delle politiche sociali, della difesa, dell'economia e delle finanze, della salute, delle politiche agricole e forestali, per i beni e le attività culturali, delle comunicazioni, oltre che da un rappresentante del Ministro per gli italiani nel mondo e da tre esperti designati dalla Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Alle riunioni, in relazione alle materie oggetto di esame, possono essere invitati anche rappresentanti di ogni altra pubblica amministrazione interessata all'attuazione delle disposizioni del presente testo unico, nonché degli enti e delle associazioni nazionali e delle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro di cui all'articolo 3, comma 1.
4. Con regolamento, da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro degli
affari esteri, con il Ministro dell'interno e con il Ministro per le politiche comunitarie, sono definite le modalità di coordinamento delle attività del gruppo tecnico con le strutture della Presidenza del Consiglio dei Ministri (3).

(3) Articolo aggiunto dall'art. 2, L. 30 luglio 2002, n. 189. Vedi, anche, l'art. 38 della stessa legge.
                                    CHI E CHE DEVE CONTROLLARE?

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