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craxi Il caso Psi-Argentina -somalia

Durante la perquisizione degli uffici di uno dei trafficanti d'armi, tale Michele Jasparro, arrestato il 16 giugno 1983, titolare di una fabbrica di giubbotti antiproiettile legato all'Agusta, il giudice Palermo venne in possesso di una lettera proveniente dall'Argentina. A scriverla era Gaio Gradenigo, amministratore della Comte srl di Buenos Aires. Il Gradenigo informava Jasparro che "Bettino Craxi è furibondo per il fallimento delle trattative per la costruzione della metropolitana di Buenos Aires" e parlava dell'interesse del Psi per la costruzione della fabbrica di elicotteri che l'Agusta avrebbe dovuto realizzare in Argentina, dopo la sconfitta nella guerra delle Falkland.

Sull'interesse del Psi nelle due operazioni esistono riscontri obiettivi: la metropolitana milanese (il cui presidente Natali, padrino del giovane Craxi nel Psi, è attualmente in carcere per tangenti) realizzò lo studio di progetti per il metrò di Buenos Aires. Per la realizzazione del metrò erano in gara la Fiat, l'Ansaldo e la Breda, ma il generale Gualtieri preferì destinare i fondi al potenziamento degli armamenti e alle autostrade, facendo arrabbiare Craxi. Per quanto riguarda la fabbrica di elicotteri Agusta, che fa capo all'Efim, presidente Fiaccavento di area Psdi, nel 1983 subì l'offensiva del ministro delle Pp.Ss. De Michelis. Il Psi nell'Agusta aveva già un'importante pedina, l'amministratore delegato Raffaele Teti, ma De Michelis propose di portare l'Agusta sotto il controllo dell'Iri, liquidando la quota rimasta al vecchio proprietario, il conte Agusta, scaricando contemporaneamente i debiti della società sull'Iri. Per l'acquisizione della quota del conte Agusta (20%), il Psi aveva già un'acquirente di fiducia, tale Pietro Fascione, al prezzo di 80 miliardi. In poche parole il Psi, per via pubblica e privata, puntò al controllo totale dell'Agusta, proprio nel periodo in cui si prospettava la costruzione della società di elicotteri in Argentina.

Ma vi è di più. Durante la guerra delle Falkland una delegazione di maggiorenti argentini, guidata dal segretario del partito socialista argentino, Pasquale Ammirati, si incontrò con Craxi per ottenere la revoca dell'embargo posto dal presidente del Consiglio Spadolini e dal ministro degli Esteri Colombo. Cosa che puntualmente avvenne, con il sostegno di Psi e Pci. Della delegazione che incontrò Craxi facevano parte anche i fratelli Macrì, i maggiori industriali argentini, rappresentanti degli interessi della Fiat. I Macrì sono due fratelli, Antonio e Franco, sono accusati di aver messo sul tappeto la questione della fabbrica di elicotteri e di traffico illegale di armi. I Macrì controllano con la loro holding oltre 50 imprese, hanno acquisito il controllo della filiale Fiat argentina in forte perdita. Durante il periodo delle dittature militari hanno costruito strade ed autostrade, hanno l'appalto per la pulizia di Buenos Aires e rappresentano la Techint (Fiat).

I Macrì erano strettamente legati ai militari P2 dell'Argentina, Massera e Mason, e sono imparentati con uno dei dirigenti del peronismo, Carlos Grosso. Un documento dei servizi segreti inglesi accusò i fratelli Macrì di aver cercato in Italia l'appoggio per l'acquisto di missili Exocet, formalmente destinati al Perù, durante il periodo dell'embargo posto dalla Francia. La delegazione argentina, prima di incontrare Craxi, fece tappa a Zurigo, dove operava il trafficante Hans Kunz, in contatto con Roberto Calvi durante il suo ultimo viaggio nel giugno 1982. Nello stesso frangente le banche argentine, tra le quali l'Ambrosiano, trasferirono grossi capitali nelle loro filiali svizzere. Il governo argentino era disposto a pagare per un missile più di 2 milioni di dollari, contro i 700.000 dollari normalmente richiesti sul mercato ufficiale.

Il periodo della trattativa sugli Exocet coincise con il viaggio di Calvi il quale, prima di approdare a Zurigo, venne portato da Pazienza a Carboni in Austria, a Klagenfurt, dove operava il trafficante d'armi Sergio Vatta, inquisito dal giudice Palermo. Il Vatta era in contatto con il trafficante e agente del Nsa Glauco Partel, il quale da un lato attirò gli argentini in una trattativa fasulla (per gli Exocet) e contemporaneamente informò i servizi segreti inglesi. Molto probabilmente, una delle cause della morte di Roberto Calvi sta nel ruolo svolto dall'Ambrosiano e dalla P2 in appoggio all'Argentina durante la guerra delle Falkland. Dobbiamo ricordare che i servizi segreti britannici sono strettamente legati alla massoneria inglese della quale Calvi, molto probabilmente, faceva parte, perché esistono fotografie che lo ritraggono a fianco della regina Elisabetta, notoriamente gran patronesse della massoneria. Del resto, il ritrovamento nelle tasche della giacca e sui genitali del cadavere di Calvi di alcuni mattoni (oltre al nome del ponte Frati neri) nel simbolismo massonico starebbe a indicare tradimento.

Tornando al caso Argentina-Psi, sulla base degli elementi emersi, il pubblico ministero di Trento, Enrico Cavaliere, avrebbe voluto emettere subito mandati di comparizione e convocare Bettino Craxi come testimone. Il giudice istruttore Palermo lo convinse a pazientare, chiedendo di poter approfondire le indagini e interrogando l'ex addetto stampa di Craxi, il piduista Vanni Nisticò, ed un personaggio introdotto nell'industria bellica, Giancarlo Elia Valori. Elia Valori, amico personale di Peron, contendeva a Gelli il controllo della P2 in Argentina e per questo ne fu espulso. In Italia Elia Valori è legato agli ambienti della Dc nelle Pp.Ss., è stato vicepresidente della Italstrade, attualmente forlaniano legato al cardinale Palazzini dell'Opus dei e agli ambienti golpisti della Fiat (Chiusano e Scassellati).

Dopo essere stato ad indagare in Argentina, il giudice Palermo tornò in Italia con un nome: Ferdinando Mach di Palmenstein, amministratore di alcune società facenti capo al Psi, già comparso nel caso Eni-Petromin. Le società sono: la Sofinim, al 99% del Psi, fondata nel 1976 da Nerio Nesi, presidente della Bnl; Vincenzo Balsamo e Rino Formica, tutti del Psi; la Coprofin, con sedi a Bucarest e Maputo in Mozambico; la Promit, con sede a Roma. Il Mach è anche presidente di una società di Firenze, la Promec, specializzata nella acquisizione di appalti e forniture pubbliche. Ferdinando Mach, nelle sue molteplici attività e traffici, era in stretto rapporto con Francesco Pazienza (esistono numerose registrazioni telefoniche) e fu per suo tramite che Pazienza si incontrò più volte con Bettino Craxi, con Michael Leeden, spione e provocatore della Cia, organizzatore con lo stesso Pazienza, assieme ai servizi libici, del Billygate che assestò un duro colpo al presidente Carter, favorendo l'elezione di Reagan nel 1981.

Il caso Psi-Somalia.

I rapporti del Psi con la Somalia di Siad Barre sono molto stretti; lo stesso cognato di Craxi, Pillitteri, è console onorario di Somalia a Milano. Famoso, nei rapporti Psi-Somalia, è stato il caso del piano regolatore di Mogadiscio.

Nel 1975, l'ingegner Luciano Ravaglia, con il patrocinio della regione Lombardia, iniziò a interessarsi del piano regolatore di Mogadiscio. Nel 1978, il Ravaglia si incontrò con Siad Barre ed ottenne l'avvallo alla prosecuzione dello studio. Il 5 agosto 1981, il progetto Ravaglia venne inserito negli accordi firmati a Mogadiscio dal ministro degli Esteri, Colombo, entrando così nella fase operativa. Improvvisamente, l'11 novembre 1981, il sottosegretario agli Esteri Roberto Palleschi del Psi avocò a sé con effetto immediato il carteggio del piano, che venne sospeso. Nel marzo 1982, il progettista Ravaglia ricevette una comunicazione dal sottosegretario Palleschi, nella quale si affermava che "d'accordo col ministro somalo Habib, il piano regolatore di Mogadiscio è stato affidato all'architetto Portoghesi" del Psi. Ma le attività di mediazione nel territorio africano da parte delle società facenti capo al Psi sono numerosissime: oltre al piano regolatore, esse hanno trattato la costruzione di dighe, impianti siderurgici, allevamenti di bestiame, impianti per surgelati ecc. Tutto ciò sempre in rapporto con le industrie pubbliche, le banche dell'Iri e col ministro degli Esteri.

Ferdinando Mach si interessò anche della vendita di aerei da guerra e da trasporto G-222 al Mozambico, riuscendo strumentalmente a fare sì che il presidente Pertini si incontrasse con la delegazione degli acquirenti. Il Mach è accusato di avere venduto aerei G-222 alla Nigeria, un affare da 170 miliardi per il quale ottenne una tangente del 20%. Allo scopo di agevolare i propri traffici, lo stesso Mach scrisse al Psi per ottenere che all'Ufficio italiano cambi venisse nominato un uomo fidato, carica che venne ricoperta da uomini della P2.

L'occasione dell'affare più ghiotto venne offerta, come sempre, dalla Somalia che aveva ottenuto un finanziamento Usa per l'acquisto di 116 carri H18-A5 e 20 elicotteri Cobra HgS con 1.000 missili Tow per un totale di 600 miliardi nel 1982. Non potendo esporsi direttamente, gli Usa attivarono il canale della Cia e del Sismi, vale a dire Santovito, Pugliese e Partel. Il 17 ottobre 1982 avrebbe dovuto essere firmato il contratto a Mogadiscio, contemporaneamente nella città era presente una delegazione del Psi, guidata da Pillitteri e comprendente Ferdinando Mach. Occasionalmente, nello stesso giorno, era in visita in Somalia il ministro della Difesa, il Psi Lagorio.

Sfortunatamente, tutto andò in fumo perché il giudice Palermo, con mandato di cattura, aveva provveduto ad arrestare i trafficanti Partel e Pugliese. A questo punto, il giudice decise di rompere gli indugi, accusando Ferdinando Mach di associazione per delinquere al fine di traffico di armi e, contemporaneamente, il segretario del Psi di violazione dell'art.7 della legge sul finanziamento pubblico dei partiti. Nel mandato di perquisizione a carico della società Sofinim, Palermo commise però l'errore di citare i nomi di Craxi e Pillitteri senza avere ottenuto l'autorizzazione a procedere dal Parlamento e dalla Commissione inquirente.

Avvertito tempestivamente, Bettino Craxi scrisse su carta intestata il famoso telex al Procuratore capo Tamburrino, il quale bloccò la perquisizione (che non verrà mai più effettuata) e diede inizio al provvedimento disciplinare nei confronti di Carlo Palermo.

Pubblicato il 19/1/2010 alle 2.9 nella rubrica diario.

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